264.
A temperare l'espressione dell'imperativo, s'aggiungono spesso le parole quaeso, quaesumus (ti prego, ti preghiamo, di grazia); sis, sultis (se vuoi, se volete; se ti piace, se vi piace) (§ 141, Nota); sodes, si audies (di grazia); dum (suvvia). Refer animum, sis, ad veritatem. Agedum o agitedum (su, suvvia). Iteradum (ripeti).


Nel linguaggio animato l’imperativo fa talvolta le veci di

una proposizione condizionale. Iracundus non semper iratus est: lacesse, iam videbis furentem, cioè sed si eum lacessiveris. Anche in italiano: provocalo, e lo vedrai presto andare su tutte le furie (quell' “e” italiano non si potrebbe rendere in latino per et).



265.
Un divieto o un comando proibitivo si esprime nel linguaggio del legislatore e del poeta per mezzo dell'imperativo e del ne, non del non; nella prosa ordinaria per mezzo di noli (non volere) con l'infinito.

Hominem mortuum in urbe ne sepelito neve urito. Tu ne cede malis, sed contra audentior ito. Nolite putare, homines consceleratos terreri Furiarum taedis ardentibus. Noli oblivisci, te Ciceronem esse. Nolite id velle, quod fieri non potest.

Invece di noli con l'infinito, si può anche usare cave (guardati) con il congiuntivo, o ne con il congiuntivo, oppure non con il futuro. Cave festines (non affrettarti) (cfr. § 275, 2, Nota 1); ne feceris, raramente ne facies (non fare); non facies (non farai). Poeticamente anche fuge per noli: fuge quaerere (non cercare).

Altre circonlocuzioni dell'imperativo sono le seguenti: fac animo forti sis (sii di forte animo); fac ut valeas (sta sano); fac ne quid omittus (non tralasciar nulla); cura ut valeas (sta bene).


Uso dell'Infinito

266.
L'infinito s'adopera come soggetto e come oggetto in latino non meno che in italiano. Irasci (soggetto) non decet (non conviene adirarsi). Peccare (oggetto) nolo (non voglio peccare).

Bene sentire recteque facere satis est ad bene beateque vivendum.

Invidere non cadit in sapientem. Docto et erudito homini vivere est cogitare.

Vincere scis, Hannibal; victoria uti nescis. Spartae pueri rapere discunt. Magistri te latine loqui docuerunt. Beatus esse sine virtute nemo potest.Cato esse, quam videri, bonus malebat. Cives Romani omnia perpeti parati erant.

Se all'infinito s'aggiunge un proprio soggetto, questo va sempre all’accusativo: Deum esse (che c'è un Dio); Caesarem venire (che Cesare viene).