176.
Utrum haec sillaba brevis an longa est?Brevisne, an longa est?Brevis, an longa est? Quaero ex te, haec sillaba brevis longane sit.


Quando nel secondo membro s'incontra “o no”, questo si volge nell'interrogazione diretta per annon, nell'indiretta per necne. Utrum domi fuisti annon? (Interrogo te, utrum domi fueris, necne) (vedere nota 2).

Le anzidette particelle interrogative altro non sono che voci formali che servono cioè a contrassegnare la proposizione interrogativa e che in sé non assumono che il significato di “forse”, “se” e “se non”. Al contrario le vere parole interrogative fanno cadere la domanda sopra un determinato oggetto; tali sono quis (chi?), ubi (dove?), quando (quando?), cur (perchè?) (Cfr. § 67; § 156 e seguenti).

Bisogna altresì distinguere l'interrogazione diretta dall'indiretta. Vedere § 263.

Riguardo alla particella interrogativa an, bisogna ancora avvertire quanto segue:

a) Nell'interrogazione disgiuntiva ossia doppia, la particella an può usarsi solamente nel secondo membro e nei seguenti, e corrisponde all'italiano “o”.

b) Nell’interrogazione diretta semplice, an si pone perlopiù in principio della frase, dove anche in italiano si comincia per “o”, cioè in presenza di elementi contrapposti. Oratorem irasci minime decet. An tibi irasci tum videmur (o ti par egli che ecc.), cum acrius et vehementius dicimus? Si dice ancora per maggior efficacia an vero, specialmente poi an vero dubitamus? (o dubitiamo noi? o possiamo noi dubitare?).

c) Quando non c'è contrapposizione, la particella an si pone spesso in principio dell'interrogazione diretta con senso affermativo, ed equivale pressoché a nonne. Quidnam beneficio provocati facere debemus?An imitari agros fertiles, qui multo plus efferunt quam acceperunt? (o non dobbiamo forse imitare ecc.?). Quando autem ista vis (oraculi) evanuit?An postquam homines minus creduli esse coeperunt ?

d) Nell'interrogazione indiretta semplice si usa an, solamente per esprimere il dubbio e l'incertezza, come dubito an, nescio an, incertum est an e simili. Queste espressioni in tal caso pendono piuttosto dall'affermazione che dalla negazione, e an equivale quasi a “se non”: si per se virtus sine fortuna ponderanda sit, dubito an hunc primum omnium ponam (non so se non ecc.). Contigit tibi quod haud scio an nemini. Moriendum certe est, et id incertum, an eo ipso die. “Io sono in dubbio se” quando esprime vera incertezza, si traduce sempre in latino per dubito num, non con dubito an.



177.
Anche le interiezioni sono particelle indeclinabili.

Esse valgono: 1° a significare la gioia: io, euoe, euax (viva!); 2° il dolore: heu, eheu, pro (proh), vae (au, hei, ohe) (ahi! ahimè! guai! ecc.); 3° la meraviglia: o, en, ecce, hem, ehem!, hui! (ho! to'! ve', ecco); 4° l'avversione: phui!apage! (§ 150) (oibò! via! ecc.); 5° a chiamare; heus, eho, ehodum! (olà!); 6° a lodare, far coraggio, ecc.: eia, euge (su, bene, da bravo, ecc.).