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Marco Terenzio Varrone
(✶116 a.C.   †27 a.C.)

Marco Terenzio Varrone, in latino Marcus Terentius Varro, (Rieti, 116 a.C. – Roma, 27 a.C.) è stato un letterato, scrittore e militare romano.

«[...] il terzo gran lume Romano
che quando 'l miri più tanto più lume»
(Francesco Petrarca, Trionfo della Fama (III, 37-39))

Marco Terenzio Varrone nacque a Rieti (o in alta Sabina) nel 116 a.C.: per tale motivo è detto Reatino (attributo che lo distingue da Varrone Atacino, vissuto nello stesso periodo).

Nato da una famiglia di nobili origini, aveva rilevanti proprietà terriere in Sabina, dove fu educato con disciplina e severità dai familiari, integrati dall'acquisto di lussuose ville a Baia e fondi terrieri a Tusculum e Cassino.

A Roma compì studi avanzati presso i migliori maestri del tempo: tra gli altri, studi di grammatica presso Lucio Elio Stilone Preconino, che lo fece appassionare anche agli studi etimologici e oratori, e di linguistica e filologia presso Lucio Accio, a cui dedicò la prima opera grammaticale De antiquitate litterarum.

Come molti giovani romani, compì un viaggio in Grecia fra l'84 a.C. e l'82 a.C., dove ascoltò filosofi accademici come Filone di Larissa e Antioco di Ascalona, da cui dedusse una posizione filosofica di tipo eclettico.

A differenza di molti altri eruditi del tempo non si ritirò dalla vita politica ma anzi vi prese parte attivamente accostandosi agli optimates, forse anche influenzato dall'estrazione sociale. Dopo aver percorso le prime tappe del cursus honorum (triumviro capitale nel 97 a.C., questore lo stesso anno, legato in Illiria nel 78 a.C.) fu vicino a Pompeo, per il quale ricoprì incarichi di grande importanza: fu legato e proquestore in Spagna fra il 76 a.C. e il 72 a.C. e combatté nella guerra contro i pirati difendendo la zona navale tra la Sicilia e Delo.

Allo scoppio della guerra civile nel 49 a.C. fu propretore in Spagna: in una guerra che vedeva i romani contro i romani, tentò un'incerta difesa del suo territorio che si concluse in una resa che Gaio Giulio Cesare, nei Commentarii de bello civili definì poco gloriosa.

Dopo la disfatta dei pompeiani, si avvicinò a Cesare che apprezzò il Reatino soprattutto sul piano culturale affidandogli la costituzione di due biblioteche, una di testi latini l'altra di testi greci, ma che, dopo le idi di Marzo, furono sospese.

Dopo la morte del dittatore, fu inserito nelle liste di proscrizione sia di Antonio che di Ottaviano, interessati più alle sue ricchezze che a punire i congiuranti, da cui si salvò grazie all'intervento di Fulvio Caleno per poi avvicinarsi a Ottaviano a cui dedicò il De gente populi Romani volto alla divinizzazione della figura di Giulio Cesare.

Morì quasi novantenne nel 27 a.C. dopo aver scritto una produzione di oltre 620 libri suddivisi in circa settanta opere.

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Opere letterarie

La vasta produzione di Varrone fu suddivisa da San Gerolamo in un catalogo (incompleto, poiché sono elencati circa la metà degli scritti del reatino); in totale, le opere varroniane sono verosimilmente 74, suddivisi in 620 libri o volumi, sebbene Varrone stesso, in un momento della sua vita, abbia riferito di aver scritto 490 libri. Le opere che egli scrisse possono essere suddivise in:

  • opere di erudizione, filologia e storia
  • opere giuridiche e burocratiche
  • epitomi di grandi opere
  • opere di filosofia e agricoltura
  • poesia, orazioni, satire, varie prose

Di questa grande produzione è pervenuta (quasi integra) solo un'opera: il De re rustica; del De lingua Latina sono pervenuti solo 6 libri su 25.

Il canone varroniano

Composto da due opere, le Quaestiones Plautinae e il De comoediis Plautinis, ripartisce il corpus plautino, che includeva 130 fabulae, di queste 21 vengono definite autentiche, 19 di origine incerta dette pseudo-varroniane e le restanti false.

I Logoistorici

Dal greco “discorsi di storia”. È un'opera in 76 libri, composto in forma di dialogo in prosa, di argomento letterario e antiquario, in cui ogni libro prendeva il nome di un personaggio storico e un tema di cui il personaggio costituiva un modello.

Es.: Marius, de fortuna, Cato, de liberis educandis.

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Le Saturae Menippeae

Prendono come modello Menippo di Gadara, esponente della filosofia cinica (da cui il nome), sono state scritte tra l'80 a.C. e il 46 a.C., si compongo di 150 libri, in prosa e in versi, di cui però ci rimangono circa 600 frammenti e novanta titoli, di argomento soprattutto filosofico ma anche di critica dei costumi, morale, con rimpianti sui tempi antichi in contrasto con la corruzione del presente.

Ciascuna satira recava un titolo, desunto da proverbi (Cave canem con allusione alla mordacità dei filosofi cinici) o dalla mitologia (Eumenides contro la tesi stoico-cinica per cui gli uomini sono folli, Trikàranos, il mostro a tre teste, con un maligno riferimento al primo triumvirato).

Bibliografia

  • Benedetto Riposati, Storia della letteratura latina, Milano-Roma-Napoli-Città di Castello, Società Editrice Dante Alighieri, 1965.ISBN non esistente

Fonte:Wikipedia, l'enciclopedia libera

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